l) Mazzini. Noi Italiani esuli raminghi ....
Questa lettura ci aiuta ad entrare nel mondo spirituale del
Mazzini. Egli incita a superare gli egoismi e ad agire per la
rivoluzione e ricorda che le grandi rivoluzioni sono prima di
tutto un fatto spirituale. Infine Mazzini proclama la sua fede
nella verit, che  una sola e la cui ricerca impegna il lavoro di
tutta l'umanit, un lavoro che deve essere prima di tutto
educativo. Egli conclude affermando che di tutto ci sono
testimonianza i nostri martiri di oggi (si riferisce alla
repressione di alcuni moti rivoluzionari nelle Romagne) e la
nostra vittoria di domani.
G. Mazzini, Manifesto della Giovine Italia.

 Se un Giornale a noi Italiani esuli raminghi e sbattuti dalla
fortuna fra gente straniera, senza conforto fuorch di speranza,
senza pascolo all'anima fuorch d'ira e dolore, non dovesse
riuscire che sfogo sterile, noi taceremmo. Fra noi, finora s'
speso anche troppo tempo in parole: poco in opere; e se non
guardassimo che a' suggerimenti dell'indole propria, il silenzio
ci parrebbe degna risposta alle accuse non meditate, e alla
prepotenza de' nostri destini: il silenzio, che freme e sollecita
l'ora della giustificazione solenne; ma guardando alle condizioni
presenti, e al voto, che i nostri fratelli ci manifestano, noi
sentiamo la necessit di rinnegare ogni tendenza individuale a
fronte del vantaggio comune: noi sentiamo urgente il bisogno di
alzare una voce libera, franca e severa che parli la parola della
verit ai nostri concittadini, e a' popoli che contemplano la
nostra sventura.
Le grandi rivoluzioni si compiono pi coi principii, che colle
baionette; dapprima nell'ordine morale, poi nel materiale. Le
baionette non valgono, se non quando rivendicano, o tutelano un
diritto: e diritti e doveri nella societ emergono tutti da una
coscienza profonda, radicata ne' pi; la cieca forza pu generare
vittime e martiri e trionfatori; ma il trionfo, collochi la sua
corona sulla testa d'un re o d'un tribuno, quand'osta al volere
dei pi, rovina pur sempre in tirannide.
I soli principii diffusi e propagati per via di sviluppo
intellettuale nell'anime manifestano ne' popoli il diritto alla
libert, e creandone il bisogno, danno vigore e giustizia di legge
alla forza. Quindi la urgenza dell'istruzione.
La verit  una sola. I principii che la compongono sono pochi:
enunciati per la pi parte. Bens le applicazioni, le deduzioni,
le conseguenze de' principii sono molteplici; n intelletto umano
pu afferrarle tutte ad un tratto, n, afferrate, comprenderle
intelligibili e coordinate, in un quadro limitato, e assoluto. I
potenti d'ingegno e di cuore, cacciano i semi d'un grado di
progresso nel mondo; ma non fruttano, che per lavoro di molti
uomini, ed anni. La umanit non s'educa a slanci: ma per via
d'applicazioni lunghe e minute, scendendo a particolari e
paragonando fatti, e cagioni, impara le sue credenze.
[...].
Questo sa la Giovine Italia e s'intende l'altezza della sua
missione, e l'adempir, noi lo giuriamo per le mille vittime che
si succedono instancabili da dieci anni a provare, che colle
persecuzioni non si spengono, bens si ritemprano le opinioni: lo
giuriamo per lo spirito, che insegna il progresso, pei giovani
combattenti di Rimini, pel sangue dei martiri Modenesi. V' tutta
una religione in quel sangue; nessuna forza pu soffocare la
semenza di libert, per ch'essa ha germogliato nel sangue dei
forti. Oggi ancora la nostra  la religione del martirio: domani
sar la religione della vittoria.
E a noi giovani, e credenti nell'istessa fede, corre debito di
soccorrere alla santa causa in tutti i modi possibili. Poich i
tempi ci vietano l'opere del braccio, noi scriveremo. La Giovine
Italia ha bisogno di ordinare a sistema le idee che fremono
sconnesse e isolate nelle sue file: ha bisogno di purificare
d'ogni abitudine di servaggio, d'ogni affetto men che grande
questo elemento nuovo e potente di vita che la spinge a
rigenerarsi; e noi, fidando nell'aiuto Italiano, tenteremo di
farlo: tenteremo di farci interpreti di quanti bisogni, di quante
sciagure, di quante speranze costituiscono la Italia del secolo
diciannovesimo.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, l97l, volume
ventesimo, pagine 334-335 e 337.
